Alcune lettere del libro

 

 

 

2 luglio, ore 4

Cara Elisa,

sono seduto sulla nostra barca nel bel mezzo del lago e la luna sta illuminando le pagine del mio diario. E’ la stessa luna che ieri sera tu contemplavi in silenzio, stringendomi fra le braccia.

Sono ormai sei mesi che vivo in questa baita in compagnia dei miei cani. Non ci sono strade che arrivano fin qui, ma solo un sentiero nel bosco. Ovunque vi è un silenzio accompagnato soltanto dal canto delle cicale e dalla melodia dolce delle onde che s’infrangono sulla spiaggetta.

Sono poche le persone che vengono a turbare l’incanto di questo paradiso. Ma ieri pomeriggio tu sei sbucata tra gli alberi del bosco insieme al mio cane. Eri bellissima e indossavi uno splendido vestitino bianco. Ricordo che in controluce i tuoi capelli biondi sembravano lunghissimi fili d’oro.

“Scusi il disturbo”, hai detto accarezzando Birillo, “ma mi ero persa nel bosco. Poi, insieme alle prime ombre della sera, è comparso questo angelo che mi ha indicato il sentiero”.

“A volte ci si perde", ti ho risposto con un sorriso, "ma in compenso si ritrova se stessi”. (...)

 

 

5 luglio ore 7.15

(…) Partii senza una meta precisa, lasciandomi guidare dalle emozioni del momento e dai paesaggi che si presentavano davanti ai miei occhi.
Quel mattino faceva caldo e mi venne voglia di rivedere il mare. Così, dopo alcuni giorni di cammino, io e Birillo arrivammo in una spiaggetta incantevole, dove restammo tutta l’estate. Il nostro letto era la soffice sabbia e il nostro lenzuolo il cielo stellato. Ogni sera la musica delle onde del mare ci cullava ed era la nostra ninna nanna. Ricordo che, guardando quel mare immenso, mi sentivo una goccia d’acqua nell’oceano della vita.
Alle prime luci dell’alba passeggiavo insieme al mio cane sulla spiaggia deserta e lo spettacolo dei gabbiani in volo mi faceva assaporare la libertà che sempre avevo sognato e ora potevo sentire sulla mia pelle. Non avevamo un luogo dove abitare, ma la nostra casa era il mondo intero.
Dopo un anno e mezzo di vagabondaggi, capitai per caso in questo piccolo paradiso e sistemai una vecchia baita (… CONTINUA NEL LIBRO)


4 AGOSTO ORE 21


(…) Lasciandomi guidare dall’entusiasmo dei miei cani, ho percorso sentieri incorniciati da fiori incantevoli.
Sai, Elisa, nel silenzio del bosco, il tempo sembra essersi fermato. E’ bello sedersi su una roccia ad ammirare un fiore, una foglia, un tramonto e i colori della natura.
In città, invece, i ritmi di vita stanno diventando insostenibili. Non c’è più il tempo di fare una passeggiata, di scambiare due chiacchiere con i propri figli, di godersi qualche ora di relax senza pensare a niente.
In nome del Dio Denaro, gli uomini distruggono intere foreste e inquinano fiumi e mari, ritrovandosi a vivere in palazzoni tutti identici e senza prati in cui correre liberi.
E così accade che un giorno, guardandoti allo specchio, ti accorgi che gli anni sono trascorsi tutti uguali e non hai vissuto.
“Ma come? –ti chiedi- Ho corso come un pazzo, ho fatto tanti sacrifici, eppure la vita mi è passata davanti come il paesaggio che s’intravede dal finestrino di un treno. Tutto è passato talmente in fretta che non ci ho fatto caso”.
Sai, Elisa, ho ricominciato a contare i giorni, le ore, i minuti da quando ti ho conosciuta. Ma a volte mi sdraio sulla barca e non mi accorgo del calare del sole, cosicché mi addormento, dimenticando il mondo e la cattiveria della gente. Qui non devo rendere conto a nessuno del mio tempo e delle mie giornate (… CONTINUA NEL LIBRO)


UNA LETTERA DI ELISA AL VIANDANTE SOLITARIO

Dolce amore mio,
non sarei mai riuscita a dirti queste cose guardandoti negli occhi. Ho appena finito di preparare lo zaino e i tuoi cani sono qui accanto a me. Guardo il paesaggio fuori dalla finestra e soffro moltissimo. Mi spiace lasciare questo luogo meraviglioso.
So che dovrei ascoltare il mio cuore, ma non ci riesco. Ieri mi hai proposto di costruire un mondo nostro, ma al di là della collina dei sogni c’è una realtà che hai sempre rifiutato di conoscere.
Sono una donna con degli affetti, dei ricordi e delle promesse che voglio mantenere. Abito in una casa accogliente con un marito che non mi fa mancare nulla. Almeno per ciò che riguarda le comodità della vita moderna.
Ma in realtà mi mancano tante cose: lui è un uomo con tanta cultura, ma che forse non sa amarmi. Eppure bastava così poco per farmi felice. Bastava che mi dicesse ti voglio bene, mi regalasse un fiore o mi portasse a vedere il mare.
Ora mi domando per chi sono vissuta, se nessuno si è mai preoccupato di chiedermi che cos’è importante per me e quali sono le mie esigenze e i miei sogni. Ero sempre sola, senza nessuno a cui confidare i miei segreti. Sapessi quanti anni ho trascorso confinata fra quattro mura a guardare dalla finestra la vita che fuggiva via, nell’eterna attesa di qualcuno che mi portasse in un’isola felice, lontano dal frastuono della città. E’ strano, ma ora che ho incontrato l’uomo dei miei sogni, non ho il coraggio di restare con lui (… CONTINUA NEL LIBRO)


La lettera di Batuffolo


Mio adorato padroncino,
non so se ti ricordi di me. Sono quel piccolo cane che chiamavi Batuffolo e che tanto tempo fa hai dimenticato lungo l'autostrada. Quel giorno d'estate guardavo le auto che passavano, sperando di rivederti. Ben presto, invece, sono giunte le prime ombre della sera e la notte più buia. La mia prima notte da solo e lontano da casa.
Così ho iniziato a vagare affannosamente nella speranza di ritrovare la strada che mi riportasse nella casa di campagna dove sono nato e ho vissuto felice fra coccole e carezze per tanti anni. Ho dormito nel fango, ho patito la fame, sono stato picchiato da uomini cattivi che mi cacciavano dalle loro case: per loro, infatti, non ero che un bastardo puzzolente in cerca di un pezzo di pane (… CONTINUA NEL LIBRO)

7 agosto, ore 22.30

Cara Elisa,
ogni volta che guardo negli occhi Birillo, penso che quella di un cane e del suo padrone sia la più elevata forma di amicizia conosciuta. C’è una storia molto commovente che mi ha raccontato Roberto, un amico che ogni tanto viene a trovarmi. E’ la storia di Titus, un cane da montagna dei Pirenei.
Un giorno Titus accompagnava il suo istruttore Daniele in un’escursione a 1500 metri. Stavano attraversando un canalone ricoperto di placche gelate, quando Daniele scivolò per un centinaio di metri, venendo seppellito da una valanga di neve. Titus cominciò a scavare con la forza dei suoi 65 chili di peso, consentendo all’uomo di uscire da quella trappola mortale.
Ma intanto era scesa la notte e una fitta nebbia. Daniele e Titus vagarono fino al mattino senza riuscire a trovare la strada. Alla nebbia si aggiunse una spaventosa tempesta di nevischio. Il freddo era intensissimo: basti pensare che a valle il termometro registrò 22 gradi sotto zero.
Daniele e Titus continuarono a vagare per la montagna per quattro giorni e quattro notti. Al quarto giorno il cane, colpito da congelamento alle gambe, si rifugiò in un anfratto della montagna, rifiutando di muoversi. Non voleva diventare un peso per il suo compagno di sventura…
(… CONTINUA NEL LIBRO)

 

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