ALCUNE LETTERE DEL LIBRO

 

"Cari ragazzi e ragazze, prima di lasciarvi, vorrei dirvi un'ultima cosa: non lasciatevi mai prendere in giro, ma fatevi rispettare e soprattutto lottate per realizzare i vostri sogni più grandi. Ricordate che se davvero volete una cosa con tutto l'amore di cui siete capaci, niente e nessuno potrà resistervi, cosicché la otterrete. Sono convinto che l'amore, quello vero, sia in grado di aprire tutte, ma proprio tutte, le porte". (pag. 8)


"Non si può vivere senza sognare, non si può vivere senza amare, senza qualcuno con cui riempire la giornata vuota. Non si può vivere senza qualcuno con cui parlare, scherzare e amare. Non si può vivere solo per ragionare, per sentirsi in colpa di qualcosa, per pensare se è giusto o sbagliato amare una persona. Quando arriva l'amore, si vive solo con il cuore, anche se a volte si soffre. Ma si vive anche per soffrire". Elisa, 18 anni (pp. 13, 14)


"E i professori? Poveri Cristi, vittime che devono recitare il ruolo dell'adulto per bene, il modello da seguire. "Le regole sono queste -dicono ai ragazzi- voi pensate a studiate". Nella mia "onorata" carriera non ho mai visto un prof che si sia fermato a pensare che davanti aveva 25 persone immature, con i loro problemi, le loro preoccupazioni e la loro insicurezza. Sempre avanti, con il ciclo delle spiegazioni e delle interrogazioni. Sempre tutto uguale. Incredibile, non ho mai visto un prof che abbia lasciato trasparire emozioni mentre spiegava. Perché gli insegnanti nascondono l'occhio che si illumina quando affrontano un passaggio che li appassiona? Statue di gesso". (Mauro, 20 anni) pag. 15


"Caro professore,
ho quasi quindici anni, ma non posso mai uscire di casa, nemmeno il pomeriggio per andare a trovare un'amica. Tutti i giorni sono costretta ad andare a letto alle nove. Però non dormo: leggo un libro, disegno una vita migliore sulle pagine del mio diario. Verso mia madre non provo odio, ma rabbia e disprezzo. E' mia madre, come potrei odiarla? Be', certe volte è inevitabile quando la vedo avvicinarsi con una scarpa o un mestolo di acciaio tra le mani". Monica, 14 anni (p. 17)


"Comunicare non significa inviare un messaggino col cellulare, ma incontrarsi, guardarsi negli occhi, regalarsi un sorriso e parlare insieme. Ma oggi ognuno vive la propria vita chiuso nel suo egoismo, senza preoccuparsi degli altri. "Noi pensiamo che essere adulti significhi essere indipendenti e non aver bisogno di nessuno -scrive Leo Buscaglia- Ecco perché stiamo tutti morendo di solitudine. Com'è meraviglioso sapere che altri hanno bisogno di noi!". E com'è bello (ma anche difficile) dire a qualcuno "Ho bisogno di te". Forse Milena non ha avuto questo coraggio". (p. 24)


"Credo che il tempo dell'amore non sia mai tempo perso ed ogni esperienza, anche se triste, valga la pena di essere vissuta. Penso infine che l'amore sia la più bella delle malattie, perché ci fa soffrire aiutandoci a scoprire meglio noi stessi e gli altri". Milena, 14 anni (p. 28)


"Purtroppo quella in cui viviamo è una società dell'immagine fatta di persone profondamente insicure e superficiali. E' una società che c'inculca fin dalla tenera età il mito del vincente a tutti i costi e pertanto i deboli, gli ammalati e tutti coloro che hanno delle difficoltà vengono emarginati e derisi, perché non sono utili alla "nobile" causa del tutto e subito. E' molto triste pensare che oggi conti soltanto l'immagine. Non importa quel che hai dentro, perché se sei un disabile o non hai una bella presenza, nessuno ti vuole e vedi la gente che ti evita e si allontana". (p. 31)


"Chi ha visto un cane abbandonato non ha più potuto dimenticarlo -scrive il biologo Roberto Allegri- E' il ritratto del terrore e dell'affannosa ricerca di una pista che lo conduca a casa, perché la sua più grande paura è la solitudine. Così il cane entra in un tunnel di disperazione e smarrimento per noi inimmaginabile... (p. 33)

Nonostante si sappia cosa significhi essere sfruttati ed uccisi come animali, si fa ancora troppo poco per difendere i nostri amici a quattro zampe. Mi domando dove sia finita la tanto sbandierata superiorità morale dell'uomo nei confronti degli animali. Più conosco gli uomini e più mi convinco che questa pretesa superiorità non esiste. Anzi, è proprio la ragione, che differenzia l'uomo dall'animale, a rendere l'uomo indifferente alla sorte dei suoi simili. (p. 36)

 

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