LE NUOVE
LETTERE
HAI UNA STORIA DA RACCONTARE?
Ti piacerebbe veder pubblicati una tua lettera, una poesia o un
racconto su tematiche come lamore, lamicizia, la
felicità, la libertà, ma anche la solitudine, il sesso, la
droga, e lanoressia? Se hai una storia da raccontare puoi
spedirmi una mail allindirizzo davcab@libero.it. Puoi anche
farlo in modo anonimo, ricordando però di scrivere almeno la tua
età, la città dove abiti e la scuola che frequenti. Prometto
che farò il possibile per rispondere a tutti quelli che mi
scriveranno. E spero di poter inserire nella mia prossima
raccolta di lettere tutte le storie che mi racconterete. Un caro
saluto e buon tutto. Davide Cabassa
QUESTA LETTERA E PER TE
Caro lettore,
per tutta la vita mi sono sentito un uomo solo. E ancor oggi,
nonostante le tante persone che conosco, mi sento solo. Ecco
perché ho pensato di scriverti: per condividere questa mia
solitudine con te e con tutti quelli che si sentono come me.
A volte mi sento un emarginato in questa società: non mi
piacciono i posti affollati e sono pochi quelli che vogliono
condividere con me una passeggiata o una partita a carte. Ma
cè una persona con la quale passo buona parte del mio
tempo: è la mia nonna Emma, che ha 93 anni. E' un po
malata e un po' malinconica, proprio come me. Ci facciamo
compagnia per sentirci meno soli.
Forse tu sei una delle tante persone che mi ha scritto via
e-mail, sperando di poter parlare un po con me. Ma non si
può veramente comunicare attraverso internet, credimi. Ci sono
persone che per mesi e mesi, nascoste dietro lo schermo di un
computer, si scrivono cose fantastiche e poi magari un giorno si
incontrano, rimangono deluse e tutto finisce.
E molto difficile comunicare attraverso una mail o un
messaggino inviato dal telefonino, credimi. Adesso io ti sto
scrivendo ma non ti ho mai guardato negli occhi
Secondo te
è questa la vera comunicazione? Io credo che abbiamo bisogno di
guardarci negli occhi, di sorriderci, di bere un caffè insieme,
di parlare insieme, di ridere insieme, di passeggiare insieme e
di condividere qualche momento della nostra vita.
Potrà sembrarti strano, ma io mi sento maledettamente solo....
Eppure sono tante le persone che mi scrivono, mi cercano al
telefono, ma io mi sento solo perché sento che nessuno ci tiene
davvero a me come persona, sento che nessuno mi vuole veramente
bene. E io credo che ognuno di noi abbia bisogno di qualcuno che
gli voglia bene. Basta anche una persona sola, purché gli voglia
davvero bene.
Io ho avuto la fortuna di incontrare una persona che ha creduto
davvero in me: era il mio professore di filosofia Ferruccio
Focher (non a caso Il segreto di Milena è dedicato
proprio a lui). E venuto a mancare il 18 gennaio 2001, ma
il suo ricordo, il suo entusiasmo e il suo esempio di
professionalità è sempre più che mai presente. Lui è stato il
mio modello di insegnante, lui è la mia stella polare che
continua a guidare il mio cammino in questa vita.
Mi commuovo sempre quando parlo di lui, perché è stata la prima
persona a darmi fiducia e a credere in me. Durante la mia vita
sono state tante le persone che mi hanno criticato e che hanno
continuato a ripetermi che ero un incapace e che non avrei mai
combinato nulla di buono. Sono figlio di contadini e sono nato in
un casolare sperduto nel bel mezzo della pianura padana.
Lunica cosa che ricordo della mia infanzia è che ero
sempre solo. Gli unici grandi amici che ho avuto sono stati i
miei cani che, oltre a donarmi un amore smisurato, mi hanno
insegnato ad accettare le altre persone per quel che sono, senza
volerle cambiare.
A 16 anni, dopo aver frequentato due scuole superiori con gravi
insuccessi (mi sono ritirato a metà anno scolastico), avevo
dentro di me la convinzione profonda di essere quello che parenti
e amici non facevano che ripetermi di continuo: ossia un buono a
nulla. Così iniziai a lavorare nei campi con mio padre. Dopo un
anno, su insistenza di mia madre e di un mio zio, mi iscrissi
alla scuola alberghiera di Salso, che portai a termine con
successo. Dopo aver lavorato qualche anno negli alberghi come
segretario, presi la decisione più importante e più difficile
della mia vita: mi sono iscritto alluniversità (facoltà
di filosofia), nonostante tutti quelli che incontravo mi
ridessero in faccia chiedendomi se per caso fossi diventato
matto, visto che lasciavo un ottimo lavoro per lanciarmi in
unavventura piena di incognite (rimettersi a studiare dopo
alcuni anni passati senza leggere un solo libro non era cosa
della più semplici). Ho iniziato a credere che sarei riuscito a
laurearmi quando ho incontrato il professor Focher, che ha
cambiato la mia vita facendomi scoprire la mia vocazione di
insegnante.
Ecco perché lincontro con qualcuno che crede in noi,
cambia la nostra vita. Ed ecco perché ognuno di noi ha bisogno
di qualcuno che gli voglia bene e che gli dica Sei
importante per me e che lo incoraggi a superare gli
ostacoli, grandi e piccoli, della vita.
Caro lettore, ti auguro di incontrare una persona che ti voglia
bene e che condivida con te le gioie e le sofferenze di questa
vita meravigliosa. E insieme a questa persona, ti auguro di
realizzare tutti i tuoi sogni più grandi. Buona vita a te e a
tutte le persone che ami. Davide Cabassa
ALCUNE CITAZIONI IMPORTANTI
Le scuole sono luoghi senza allegria e senza vitalità che
soffocano i giovanissimi e distruggono la creatività e la
gioia. (Silbermann)
Non lascerei gli affanni del mio cuore per le gioie della
moltitudine. E non muterei in una risata le lacrime che la
tristezza fa sgorgare da tutto il mio essere. Vorrei che la mia
vita restasse una lacrima ed un sorriso.
Una lacrima per purificare il mio cuore e poter comprendere i
segreti della vita e gli arcani. Un sorriso che mi avvicini ai
miei simili e divenga il simbolo della lode che rendo agli dei.
Una lacrima per unirmi a coloro che soffrono; un sorriso che sia
il segno della mia gioia di vivere. (Gibran)
Gli insegnanti ideali sono quelli che si offrono come ponti
verso la conoscenza e invitano i loro studenti a servirsi di loro
per compiere la traversata; poi, a traversata compiuta, si
ritirano soddisfatti, incoraggiandoli a fabbricarsi da soli ponti
nuovi (Kazantzakis)
Ciascuno di noi si sente solo e invoca di essere compreso.
Ciascuno di noi rimane parzialmente estraneo anche a coloro che
lo amano. La felicità arriva quando spingiamo le nostre menti e
i nostri cuori ai limiti estremi delle nostre capacità. Lo scopo
della vita è contare, rappresentare qualcosa, far sì che il
fatto che abbiamo vissuto comporti qualche differenza (Rosten).
Il rischio più grande nella vita è non rischiare
nulla (Buscaglia)
E un maestro chiese: Parlaci dellinsegnamento.
Ed egli disse: Nessuno può insegnarvi nulla, se non ciò
che giace addormentato nellalbore della vostra conoscenza.
Il Maestro che passeggia allombra del tempio, tra i
discepoli, non la sua saggezza dà loro, ma piuttosto la sua fede
e il suo amore. E se davvero è saggio non vi invita ad entrare
nella casa della sua sapienza, ma vi guida invece sulla soglia
della vostra mente. (Gibran)
LETTERE DELLE MIE ALUNNE
Caro prof,
la prima lettera de Il segreto di Milena (Insegnare col
cuore) mi ha fatto riflettere molto sulla vita, sulla
scuola e sul futuro. Rischiare nella vita è molto bello, ma io
ho molta paura di sbagliare e di soffrire. Forse è vero che il
rischio più grande nella vita è non rischiare nulla, perché la
vita è una sola e va vissuta al 100% ogni attimo. Mi piace
quando Leo Buscaglia scrive (nel libro Vivere amare capirsi) che
dobbiamo essere liberi di sbagliare, di fare esperimenti con la
nostra vita, perché è sbagliando che simpara. Noi ragazzi
dobbiamo diventare ciò che noi vogliamo e non ciò che vogliono
gli altri.
Mi piace quando Lei scrive che noi ragazzi possiamo contestarla,
perché è bello che un prof si metta in gioco e perché anche
noi giovani abbiamo molto da donare e da insegnare. Molte persone
maggiorenni si credono più furbe di quelle più piccole, ma non
è così: letà non centra. Grazie, prof, per tutte
le riflessioni che sono in questo libro. Mi è servito molto.
(Laura, 14 anni Parma, 23 maggio 2005)
Vado a scuola da nove anni, so di dover studiare, ma non so
il perché. In tutti questi anni nessun insegnante ci ha mai
spiegato il perché dobbiamo studiare. Tutti dicono che se
studierai e ti impegnerai diventerai qualcuno. La cosa che più
mi infastidisce è sentire dire che se una persona non va avanti
negli studi non è nessuno e viene classificato morto di
fame. Ma in questo mondo cè bisogno anche di
contadini e di operai che faticano e sudano in un cantiere e non
soltanto di gente che studia. Lunico prof che ci ha fatto
capire il perché dobbiamo studiare è il professor Cabassa.
Nelle sue ore di psicologia io mi sento bene, perché parliamo di
tante cose interessanti e poi il prof Cabassa è lunico
prof che è disposto a tutto pur di aiutare le persone in
difficoltà. Ed è anche lunico che non fa pesare le sue
ore, cercando di alleggerirle il più possibile. Gli altri
professori ci danno dei bei voti solo se ripetiamo meccanicamente
quel che loro hanno spiegato in classe. (Josephine, 14 anni
Parma, 15 maggio 2005)
Come dice Leo Buscaglia, il sogno di oggi sarà la
realtà di domani e per farlo diventare tale bisogna
impegnarsi e non aspettare che si avveri da solo. Ci sono persone
che passano la loro vita a d aspettare che tutti i loro sogni si
avverino e poi una mattina si svegliano e vedono che ormai la
loro vita è passata e quel sogno rimarrà per sempre tale.
Bisogna lottare per realizzare i propri sogni e non soltanto
sperare. Bisogna crederci ed essere un po ambiziosi,
perché solo chi ci crede davvero riuscirà a realizzarli. Io
sono una di queste persone perché credo che senza sogni o senza
il desiderio di realizzarli per paura che ciò non accada, non
valga la pena vivere. Nel percorso della vita dobbiamo porci dei
traguardi per poter dire a noi stessi Ce lho
fatta. (Giulia, 15 anni Parma, 15 maggio 2005)
Caro prof, grazie a lei abbiamo scoperto che studiare non
è solo un dovere, ma è anche un arricchimento personale,
perché ogni volta che si apprende qualcosa di nuovo si cambia.
Lei ci ha fatto amare la psicologia che prima era una materia
pesante, dove noi avevamo il compito di studiare senza poter
esprimere i nostri pareri. Ora invece tutto è diverso: parliamo,
ci confrontiamo, ridiamo e ci sentiamo parte attiva della
lezione. Oltre ad aver incontrato un ottimo prof, abbiamo
conosciuto un grande uomo sensibile e che si sa ancora commuovere
se pensa al suo cagnoline Tato e se ricorda un amico. E
raro trovare persone così ottimiste che amano la vita in tutte
le sue sfaccettature e che si dedicano con tutto il loro cuore al
proprio lavoro. Credo che prof del genere non ne incontrerò più
e spero solo che il prossimo anno ci sia ancora e continua a
farci credere in noi e nei nostri sogni. Grazie. (Laura, 15 anni
Parma, 17 maggio 2005)
Caro professor Cabassa,
ho letto le lettere del libro Il segreto di Milena e
le ho trovate giuste e meravigliose. Quante volte nella mia vita
invece di pensare con la mia testa, mi sono fatta influenzare
dagli altri. E stata mia madre ad aprirmi gli occhi e ad
insegnarmi che le persone valgono per quello che sono e non per
quello che hanno.
Grazie a lei ho imparato ad essere me stessa e questo è molto
importante, perché soltanto essendo noi stessi fino in fondo
diventiamo spontanei e originali. Questa è la bellezza che si
nasconde in ciascuno di noi. Ho sofferto tanto nella mia vita per
aver dovuto lasciare i miei amici e perché mio padre è lontano,
ma con la forza di volontà sono riuscita a superare gli ostacoli
della vita. La vita non è fatto soltanto di gioie, ma anche di
sofferenze. Non bisogna comunque abbattersi, ma vivere la vita
come viene, cogliendone ogni attimo e cercando di vivere il più
serenamente possibile. Questo è il mio segreto, che spero possa
diventare un consiglio per qualcuno.
(Erika, 14 anni Parma, 11 marzo 2005)
Caro Davide,
penso Lei sia stato e sarà sempre nei miei ricordi il miglior
insegnante che ho avuto, lunico che è stato in grado di
tirar fuori da me quello che veramente sono e penso. Lei è stato
in grado di farmi vedere le cose da unaltra angolazione
(proprio come il prof dellAttimo Fuggente) e questo è
fondamentale nella vita; inoltre io sono molto più ottimista di
prima e fermamente convinta che "il sogno di oggi è la
realtà di domani". Basta crederci. Beh, Lei deve sapere che
questo lo devo a Lei, non se lo dimentichi mai!
Durante le lezioni mi è piaciuto molto la possibilità di
esprimere la nostra idea sui vari argomenti che trattavamo
perché, come dice Leo Buscaglia, "lessenza
delleducazione non consiste nellimbottire di dati gli
studenti, bensì nellaiutarli a scoprire la loro unicità,
nellinsegnare loro come svilupparla e donarla". Sono
convinta che questo sia successo nella nostra classe grazie al
suo aiuto. Mi raccomando, non perda mai lentusiasmo che
mette nel fare le cose, anche se a volte gli studenti potranno
deluderla e inoltre non si dimentichi mai delle sue primissime
alunne! Rimarrà per sempre nel mio cuore, o Capitano! O mio
Capitano! Grazie per tutte le cose che mi ha insegnato. (Clara,
16 anni Trento, 21 dicembre 2000)
Caro prof, ho conosciuto tanti professori bravi ad
insegnare la propria materia, ma a tutti mancava qualcosa:
l'entusiasmo. La prima volta che Lei è entrato in classe sono
rimasta stupita perché non si è preoccupato di compilare il
registro (una cosa assurda ma che tutti fanno istintivamente); a
Lei importava prima di tutto conoscere le sue alunne e per questo
la ammiro. Mi piace come ci coinvolge tutte nelle sue lezioni. Ho
capito che tiene molto a questo lavoro ed anchio vorrei
poter insegnare un giorno con il suo entusiasmo. (Nadia, 17
anni Trento, 22 dicembre 2000)
Lei, prof, è un grande, è una persona unica che ci sta
insegnando delle cose che rimarranno indelebili dentro di noi che
non si cancelleranno con il tempo come le equazioni, la quinta
declinazione o larte cretese; le sue lezioni sono lezioni
di vita che servono ad ognuna di noi per crescere e per vivere al
massimo. Lei, prof, almeno nel mio caso (anche se credo sia lo
stesso per tutte), mi sta insegnando a conoscermi meglio, a
scoprire il vero significato della vita. Non scrivo questo
perché Lei si senta lusingato dalle mie parole, ma perché
questa è la pura e semplice verità. Le voglio dire che le
voglio bene, glielo dico con il cuore e non mimporta se
qualcuno possa pensare male. Cambierà tutto quando Lei se ne
andrà, ma noi La ricorderemo per sempre e ogni prof che
conosceremo spereremo che sia come Lei (anche se credo che sia
impossibile): semplice, ma semplicemente unico. (Romina, 16
anni Trento, 19 dicembre 2000)
Riflessioni delle mie allieve sul film LATTIMO
FUGGENTE
Lattimo fuggente è proprio un film da premio Oscar.
Ci sono molte scene che mi hanno colpito. Ad esempio mi piace
molto quella dove il prof porta tutti i suoi ragazzi a vedere una
foto degli allievi degli anni precedenti sussurrando
Cogliete lattimo, ragazzi, rendete straordinaria la
vostra vita. Secondo me è molto significativa: il prof sa
che agli sgoccioli della vita la cosa più brutta è la
consapevolezza di non aver vissuto abbastanza pienamente. E fa un
grande sforzo per far capire ai ragazzi limportanza di
vivere il momento presente. Fa vedere quella foto ai ragazzi dove
ci sono facce di persone che definirei rassegnate, quella
rassegnazione che deriva dalla consapevolezza di bisogna vivere
entro dei confini rigidi e prefissati pensando costantemente al
tuo futuro, a quello che diventerai se non
o a quello che
diventerai se
Il prof spera di far capire ai ragazzi
proprio il contrario, che se si pensa troppo al futuro si
dimentica al presente, che intanto scappa via e corre, non ti
aspetta. Cerca di far capire ai ragazzi che se fanno come la
maggior parte della gente se ne pentiranno e che quando si
accorgeranno di quello che si sono persi sarà inesorabilmente
tardi. E penso che quella foto sia più eloquente di qualsiasi
discorso perché probabilmente i ragazzi ritratti nella foto se
lo sono fatto sfuggire lattimo, credendo che pensare al
futuro sia la cosa migliore, come tutti fanno e come tutti hanno
insegnato loro a fare. Certo al futuro bisogna pensarci, ma non
bisogna pensare solo a quello.
Unaltra scena fantastica è quando il prof fa strappare
lintroduzione di un libro che pretende di misurare la
bellezza di una poesia con uno schema matematico. Questo
significa che lui aveva capito che con la matematica non puoi
misurare i sentimenti. I sentimenti sono qualcosa di magico e non
puoi spiegare la magia con la matematica. Però non tutti
capiscono il vero motivo per cui il prof fa strappare quelle
pagine. Questo è brutto: i ragazzi sono così abituati a
studiare quello che trovano sotto il loro naso che ormai non si
preoccupano di quello che cè veramente scritto sotto al
loro naso, anzi alcuni rimangono così stupiti che provano
addirittura a contestare (
). (Silvia, 15 anni Parma,
16 maggio 2005)
Io credo che sia stimolante un prof che faccia ragionare i
propri alunni con la propria testa e che non faccia seguire
schemi proposti dai testi scolastici o dalla società. Il
professor Keating (protagonista del film) invita i ragazzi ad
esprimere le loro opinioni sugli argomenti svolti. Li fa sentire
per una volta veri. I momenti più significativi del
film sono tre:
1) La scoperta de La setta dei poeti estinti. Il
coraggio di questi ragazzi di infrangere le regole imposte dalla
scuola, ma soprattutto il coraggio, la forza interiore di
esprimere i propri pensieri senza la paura di essere poi derisi,
cosa alquanto rara al giorno doggi.
2) La rottura delle pagine iniziali del libro di poesia, dove si
rompono così i canoni imposti dalla società.
3) Il finale, dove un ragazzo sale in piedi sul banco e pronuncia
la frase O capitano, mio capitano e poi tutta la
classe lo imita per salutare unultima volta il professor
Keating. Questo vuol dire la sincera stima dei ragazzi verso il
professore, di quello che è riuscito a tirargli fuori e la sua
importanza e quella dei suoi insegnamenti. (Giulia, 14 anni
Parma, 13 maggio 2005)
Caro prof,
quella sul film Lattimo fuggente è stata una
lezione molto interessante che mi ha fatto capire che ogni attimo
della nostra vita va vissuto nel migliore dei modi, come se fosse
lultimo. Non rimandare a domani ciò che puoi fare
oggi è stata la frase che mi è venuta subito in mente
mentre Lei stava spiegando. Bisogna cogliere lattimo cioè
occorre godersi le gioie del presente senza eccessive
preoccupazioni per il futuro. E poi bisogna fare ciò che ci si
sente di fare, altrimenti rischiamo di avere dei rimpianti,
pensando Perché non mi sono buttata subito? Perché ho
esitato? Di cosa avevo paura?. Lo so che è difficile e io
sono la prima a non avere questo coraggio. Però bisogna tentare,
provare e soprattutto rischiare, perché in altro modo si finisce
per sentirsi delusi e tristi per tutte le occasioni che si sono
presentate, ma che hai buttato allaria perché non hai
colto lattimo. (Laura, 15 anni Parma, 10 maggio
2005)